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boh

Oggi proprio non saprei cosa scrivere.

Sapete, stamattina mi ha chiamato mia madre, svegliandomi, accidenti! E ora non riesco a riaddormentarmi. Anzi, indovinate cosa faccio ora? Aspetto che esca il caffè, me lo bevo, lo faccio entrare in circolo e vedo se il cervello mi comincia a girare per scrivere qualcosa. Mi piace troppo sorseggiare una tazzina di caffè, la mattina, mentre guardo il giornale online.

Di sicuro vorrei evitarvi oggi un post serioso-palloso sulle mie disgrazie, vorrei scrivere qualcosa di leggiadro e farfalloso. Faccio una tragedia di qualunque elemento nuovo o ostacolo che entra nella mia vita. Comunque non vi preoccupate carissimi, è proprio vero che chi si lamenta è quello che sta meglio!

(10 minuti dopo…)

Nulla, l’unica cosa che ho in testa è che devo assolutamente comprare un bel paio di cuffie potenti per creare un muro di suono contro la coinquilina logorroica: parla anche mentre dorme, vi rendete conto?!??

Buona domenica

autoritratto

per chi volesse conoscermi meglio, vedere le mie fattezze:

http://tinyurl.com/5cvez3

una lingua lunga lugubre

un caro saluto

Ci sono momenti in cui mi viene una voglia forte di prendere carta e penna.

Non per fissare nero su bianco intuizioni poetiche meravigliose, ma per il solo piacere fisico di scrivere, per sentire la mano che scorre agile e fluida sul foglio. Compaiono segni, parole dal nulla, tutto effetto del movimento della mia mano. In quei momenti la mia grafia cambia, si fa meno disordinata – meno “buttata via” –, riesco a legare tutte le lettere.

Cosa scrivo? Il bello è che il contenuto che ne viene fuori è davvero trascurabile: scrivere è un piacere fisico soddisfatto, attimi in cui l’energia è un flusso che si materializza sul foglio, i pensieri vengono ordinati in un’atmosfera liquida sintattica.

Ero una giapponese

Mi sto seriamente chiedendo se nella mia vita attuale non vi siano residui di esistenze previe. No, non sto introducendo una dissertazione metafisica, sto solo usando paroloni per fare effetto sui miei lettori, ma anche per ripassare e verificare un po’ il mio vocabolario italiano – che ultimamente mi sta preoccupando.

Dicevo, ero una figliola giapponese in una vita passata? No perché ci sono vari indizi: adoro usare ciotole nei pasti, mangerei sempre riso, la salsa di soia che ve lo dico a fare, a volte mangio con le bacchette – anche se non è cibo giapponese –, preferisco mangiare poco, mi scambiano spesso per un asiatica, il mio aspetto comunica rigore, ho la faccia di marmo inespressiva con sporadici scatti emotivi che trasformano i miei lineamenti puliti – i risultati sono grotteschi e ne vado fiera –, considero il suicidio come una scelta coraggiosa (e non ho detto condivisibile, ci sono troppe situazioni delicate e diversissime tra loro per poter dare giudizi netti), tendo a negare o rimuovere i miei bisogni fisici, ho un forte senso del dovere anche nei confronti degli altri. Che altro?

Rileggendomi mi vedo proprio superficiale e un po’ sbroccata. Va bene così.

È tutto per farvi commentare, spero.

 

Ps: il punto di partenza di queste idiozie è stato un post di Meeei, ma poi scrivendo ho seguito una tangente di derivata narcisistica, di cui ancora non ho trovato la formula risolutiva. Forse non la scoprirò nemmeno, è probabile che tenda all’infinito.

silenzio

amo il silenzio.

SOLO CHE sono paralizzata dall’ansia quando si tratta di condividerlo. così sono costretta a parlare per distrarre dalla spiacevole situazione. e detesto tutto questo, lo detesto. mi disgustano tutte quelle cazzate che mi sento costretta a dire per trovare una via di comunicazione, per agganciare amorevolmente e simpaticamente il prossimo. e  non c’è tossetta che tenga, quando c’è il silenzio imbarazzante, il vuoto tra le persone, non si può nascondere, c’è una voglia irrefrenabile di fuggire.

ampio e profondo respiro. il solo modo che ho trovato finora per allentare quell’ansia è concentrarmi sulle sensazioni del mio corpo. non riesco nemmeno a sperare di trovare, prima o poi, una persona con cui riuscirei a condividere quei silenzi con semplicità.

non mi viene nessuna battuta per alleggerire questo mortorio di post, sigh e sob.

amen

non avrò altro dio all’infuori di me stesso*. amen.

*: concetto da non prendere alla lettera, eh.

e allora, le parole giuste sempre, tutto bello sempre, tutto amazing sempre, tutto fila liscio sempre, tutto vincente sempre. ma sapete dove ve ne dovete andare? *********. che noiosi, io amo chi sa guardare in faccia i propri fallimenti e non ha paura di nasconderli.

anzi, no. mi fa piacere sentirmi adulata, sentire i vostri sorrisi addosso. danno quei pochi secondi di piacere che servono a farmi uscire dalla sfiducia, servono a farmi capire che in fondo non ne ho bisogno per sentirmi bene con me stessa. i giudizi che tenete per voi non m’interessano, non mi ci soffermo, vado avanti. vi rispondo con gli stessi sorrisi e mi diverto a recitare consapevolmente questa commedia.

Smalto rosso

intanto, detto tra parentesi, ho scoperto che è nocivo scrivere in qualsiasi stato alterato, non solo quando si è tristi o esaltati o incazzati, ma bisognerebbe evitarlo anche quando si è un po’ allegri grazie alla compagnia del vino rosso. ho anche il sospetto di essere un’alcolista latente. lo metterò in conto, una tra le tante altre possibilità.

non sopporto i toni epici e lirici, non ce la faccio. sento il bisogno di sporcare quelle atmosfere con la banalità e/o l’ironia.

amo le cosiddette “coincidenze” (anche se sappiamo che non sono tali, ma ognuno si racconta le cazzate che preferisce).

erano un po’ di giorni che desideravo mettermi lo smalto rosso, comprato quanche settimana fa. beninteso, è un rosso odioso, tipo sangue arterioso, preferisco quello venoso, però metterselo è coraggioso. un rosso anche stupido. perché son proprio bruttine le mie mani. insomma, ieri sera, ore 01:16, non potevo più rimandare e ho pittato le mie unghiette. oggi cosa succede? mi sono tornate quelle cosine mensili delle femminucce. voglio dire, ho interpretato questo rosso come uno stimolo al mio corpo a vivere i suoi cicli, perché per me questo non è così scontato negli ultimi tempi.

quindi, sono giustificata a comprarmi anche un bel paio di scarpe dello stesso colore. no?

amo le cosiddette “coincidenze” (anche se sappiamo che non sono tali, ma ognuno si racconta le cazzate che preferisce).
erano un po’ di giorni che desideravo mettermi lo smalto rosso, comprato quanche settimana fa. beninteso, è un rosso odioso, tipo sangue arterioso, preferisco quello venoso, però metterselo è coraggioso. perché son proprio bruttine le mie mani. insomma, ieri sera, ore 01:16, non potevo più rimandare e ho pittato le mie unghiette. oggi cosa succede? mi sono tornate quelle cosine mensili delle femminucce. voglio dire, ho interpretato questo rosso come uno stimolo al mio corpo a vivere i suoi cicli, perché per me questo non è così scontato negli ultimi tempi.
quindi, sono giustificata a comprarmi anche un bel paio di scarpe vermiglie. noamo le cosiddette “coincidenze” (anche se sappiamo che non sono tali, ma ognuno si racconta le cazzate che preferisce).
erano un po’ di giorni che desideravo mettermi lo smalto rosso, comprato quanche settimana fa. beninteso, è un rosso odioso, tipo sangue arterioso, preferisco quello venoso, però metterselo è coraggioso. perché son proprio bruttine le mie mani. insomma, ieri sera, ore 01:16, non potevo più rimandare e ho pittato le mie unghiette. oggi cosa succede? mi sono tornate quelle cosine mensili delle femminucce. voglio dire, ho interpretato questo rosso come uno stimolo al mio corpo a vivere i suoi cicli, perché per me questo non è così scontato negli ultimi tempi.
quindi, sono giustificata a comprarmi anche un bel paio di scarpe vermiglie. no?

lo sapevo

ecco, lo dovevo immaginare. è successo di nuovo. ho scritto un post e mi sono fermata. lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo. ma ho risolto: scriverò i post quando trovo l’ispirazione (la mia musa è misera ma pazienza), così posso pubblicarli anche se sento di non aver nulla da dire. (mi capita, eccome).

il fatto è che sono convinta che bisogna scrivere nei momenti “neutri”, più obiettivi, perché altrimenti c’è il grande rischio di pentirsi di quello che si è scritto. il mio problema è anche maggiore, perché di solito su ogni questione penso con almeno due punti di vista differenti, quindi oscillo sempre tra varie posizioni, cambio idea continuamente.

questi giorni sono stati tutt’altro che neutri. tra le mie cose si è intrufolata una persona che fra poche ore partirà e andrà a vivere lontano. che maledetta!

signori miei, ho visto un foulard con la stampa giraffesca. me lo comprerò accidenti!

Naturalmente, perché ho cominciato un blog?

Naturalmente, per le motivazioni che spingono molti altri, e cioè che sono troppo incuriosita dallo scambio di idee con altre persone, visto che il confronto su alcuni fatti mi fa rattrappire come uva passa. Già, la timidezza. Una parolina proprio goffa, come una giraffa, come me, guarda un po’.

Poi, un altro motivo è che mi serve uno spazio mentale più ampio (e sono speranze) in cui interagire, visto che lo spazio fisico e sociale dove sono adesso non so se mi soddisferà.

Ma (già so che più in là mi romperò i maroni a mettere le maiuscole nei post) non c’è da preoccuparsi sugli argomenti di cui scriverò, solo un po’ di cazzate, piccole cose della vita quotidiana, piccole nevrosi di una giraffa cervellotica. Quindi, carissima gente che liquida tutto dicendo “don’t worry be happy”, fuori dalle scatole (le parolacce con parsimonia, sono più efficaci) e provvedete a controllare che il contatore della vostra centralina (nb: situata sulla testa) stia girando, piuttosto gradisco tanto le proposte di soluzioni da menti che hanno punti di vista diversi dal mio. Empatia, grazie.

Caspita, sono epigrammatica di solito, mi sono dilungata troppo.